La fisarmonica è strumento relativamente giovane: il primo brevetto risale al 1829

La fisarmonica è strumento relativamente giovane: il primo brevetto risale al 1829. Da allora lo sviluppo dello strumento ha seguito più direzioni: la fisarmonica si è prestata alla musica popolare (sia al folclore, sia alla musica leggera), ma anche alla musica colta (o "classica", che dir si voglia) e al jazz. Semplificando, ad ogni genere corrisponde un modello di fisarmonica: il folclore predilige l’organetto (per esempio il "du’ botte" abruzzese); nella musica leggera come nel jazz si è soliti adoperare la "fisarmonica tradizionale"; la musica "classica" va invece identificandosi con la "fisarmonica da concerto". Distinguere tra la fisarmonica e l’organetto non è difficile, essendo quest’ultimo più piccolo e di solito riccamente decorato; qualche difficoltà può invece apparire nel distinguere tra la fisarmonica "tradizionale" e quella "da concerto". Viste le dimensioni pressoché identiche, la differenza è infatti interna allo strumento: nella parte sinistra, lo strumento "da concerto" presenta una doppia tastiera, o meglio, una doppia bottoniera. Possiede cioè sia la meccanica "a bassi tradizionali" sia la meccanica "a bassi sciolti", mentre la fisarmonica "tradizionale" è provvista dei soli "bassi tradizionali". La bottoniera "a bassi sciolti" ha possibilità equivalenti alla tastiera destra: se la scrittura per la fisarmonica "tradizionale" esigeva che la parte musicalmente più importante fosse affidata quasi sempre alla tastiera destra, ora l’esecutore dispone di due manuali equivalenti che gli aprono nuovi orizzonti musicali: l’esecuzione della maggior parte dei brani di questo CD sulla fisarmonica "tradizionale" sarebbe stata impossibile. L’entrata della fisarmonica in Conservatorio coincide con lo sviluppo della fisarmonica "da concerto" ed è alle potenzialità di questo strumento che s’ispirano i programmi ministeriali. Essi sembrano indicare al fisarmonicista "colto" tre vie:

1) l’appropriarsi del repertorio barocco per strumenti "da tasto";

2) uno sguardo alla letteratura fisarmonicistica "di maniera";

3) l’approfondimento della letteratura contemporanea.

Da ciò anche il titolo del CD: "Trivium".

Un CD antologico, dunque, che desidera essere una panoramica sulla nuova realtà fisarmonicistica colta.

Presento quindi la "prima via". Dal repertorio barocco per strumenti a tastiera ho scelto una Toccata di Girolamo Frescobaldi e un Preludio e Fuga di Johann Sebastian Bach. Girolamo Frescobaldi (1583-1643), nato a Ferrara, raggiunge ben presto fama europea sia come compositore, sia come organista. Spicca la sua produzione strumentale, benché egli, grazie ai numerosi viaggi (fu a Roma, Anversa, Milano, Mantova, Firenze), conoscesse tutta la musica che si faceva nell’Europa del suo tempo, e quindi anche gli inizi dell’"opera". Scrisse musica d’ispirazione religiosa, dal clima meditativo, ma non trascurò l’emergente stile operistico e quindi una musica mondana, legata alla novella "teoria (retorico-musicale) degli affetti". Talvolta, infatti, le sue Toccate risentono della nuova espressività dei madrigali monodici. Mi sembra che la fisarmonica riesca a renderne gli "affetti" con sorprendente plasticità. Non ho trascritto il brano, poiché suono direttamente dall’originale; me ne sono appropriato reinterpretando la fisarmonica quale strumento "da tasto", naturalmente astraendola dalla sua dimensione storica, il che non è lontano dalle intenzioni dell’autore: la Toccata seconda si può suonare infatti, sia all’organo sia al clavicembalo. Intendo l’operazione, naturalmente, quale dimostrazione delle possibilità dello strumento fisarmonica, conscio che un’estetica dell’interpretazione fisarmonicistica del repertorio barocco "da tasto" sia oggi da intendere soprattutto quale provocazione. La nostra incursione nella letteratura barocca è conclusa dal Preludio e Fuga in fa minore tratto dal secondo libro de "Il clavicembalo ben temperato" di Johann Sebastian Bach (1685-1750). Anch’egli, come Frescobaldi, fu grande organista. Curiosamente, ai suoi tempi, nessuno sembrò attribuire eccessiva attenzione alle sue geniali doti compositive. Bach diede infatti alla propria musica una forte impronta contrappuntistica, proprio quando lo stile polifonico era in declino. Una delle prove della sua geniale abilità è proprio la raccolta di Preludi e Fughe dalla quale è tratto il dittico del nostro CD. Si tratta di due brani ispirati a ritmi di danza: non dimentichiamo che la Fuga, sebbene sia una forma contrappuntistica, è libera nel carattere... ed anche nel piano formale, che Bach seppe piegare ad una fantasia inesauribile. Il dittico presenta al fisarmonicista alcuni fondamentali interrogativi di conduzione delle parti; ho tentato di risolverli con la massima trasparenza, a costo di abbreviare notevolmente alcuni suoni.

Veniamo ora alla seconda parte del CD. La letteratura fisarmonicistica "di maniera" è qui rappresentata da Vladislav Solotarëv e Anatoli Kusjakov. Si tratta di due autori dell’ex Unione sovietica, entrambi di grande importanza per lo sviluppo del nostro strumento. Vladislav Solotarëv (1942-1975) fu continuamente teso alla ricerca di una nuova dimensione espressiva dello strumento. Personalità inquieta, decide di togliersi la vita a trentatré anni; entra ben presto nell’"immaginario collettivo" fisarmonicistico, proprio grazie alla natura delle sue intuizioni musicali, così intimamente legate all’anima della fisarmonica. I due brani proposti sono comunque parte di un lavoro giovanile, la Suite da camera, ove il linguaggio è lontano dalle sperimentazioni ed è ancora ispirato a strascichi tardoromantici. Anatoli Kusjakov (1945) rivive invece nella propria Sonata stilemi novecenteschi; in essa la fisarmonica vive di espressività propria: particolarmente efficace l’incipit, in "vibrato", o le prime battute dell’Ostinato, in "bellow’s shake". Quest’ultima tecnica consta nell’oscillazione rapida e regolare del mantice dello strumento. L’estremo virtuosismo e la grande pretesa sonora del brano avvicinano la Sonata di Kusjakov, se il paragone fosse con il repertorio pianistico, alle Sonate per pianoforte di Prokofiev.

La "terza via", cioè la letteratura fisarmonicistica contemporanea, è rappresentata nel nostro CD da brani di Franco Donatoni e Mauricio Kagel. Franco Donatoni, scomparso recentemente (1927-2000), è stato definito uno dei più grandi compositori del secondo Novecento. Egli seppe, infatti, piegare il serialismo imperante del secondo dopoguerra a concezioni proprie, quali la negazione del compositore — creatore dell’opera, per esempio. Seppe poi anche uscire da posizioni sì negative, grazie al recupero del gusto artigianale del far musica. In Feria IV ritroviamo la sua tarda scrittura "a pannelli": momenti musicali, talvolta di insolita semplicità, continuamente riecheggianti se stessi. Anche Mauricio Kagel (1931) è fra gli esponenti di spicco della nuova musica. Similmente a Donatoni, rinunciò al serialismo purista, tentando soluzioni eclettiche, sino alla creazione di un non convenzionale teatro musicale. Mauricio Kagel dedica alla fisarmonica vari brani: Episoden, Figuren è il brano più corposo. Il linguaggio è provocatorio: sono presenti vari clichees strumentali, ad esempio, e il finale è teatrale: l’esecutore deve terminare fissando il pubblico con un sorriso a mo’ di smorfia.

Corrado Rojac