Il presente CD contiene 20 brani di musica, 20 pezzi per canto e pianoforte fino ad oggi dimenticati

Il presente CD contiene 20 brani di musica, 20 pezzi per canto e pianoforte fino ad oggi dimenticati. Queste rare composizioni — alcune mai date alle stampe — sono il parto di uno dei musicisti più bizzarri della Belle Epoque italiana. All’orecchio risultano grate come affascinanti istantanee, pennellate liberty di un’epoca ormai perduta. Dietro titoli convenzionali e spesso fatui, dietro armonie intrise di italianità, tutte le romanze in questione celano il loro sapore fatto di salotti e galanterie borghesi, un sapore oggi arcano e lontanissimo.

Figlie "naturali" di Tosti, le 20 arie di Toselli sono quanto rimane di una vita discussa e tormentata: quella del loro autore. Una vita iniziata sotto i migliori auspici e finita perfino nello scandalo, nell’ostracismo della società, nell’oblio. Chi non rammenta il film Romanzo d’amore, del 1950, dove un melodrammatico Rossano Brazzi incarna un Toselli passionale ed inquieto? Il ruolo della "moglie fatale", Luisa d’Asburgo Lorena, è interpretato da Danielle Darrieux, ma la storia è manipolata, romanzata, spesso frutto dei soli sceneggiatori. Le arie di Toselli — non ancora rinvenute — come è ovvio non entrano a far parte della colonna sonora: nel 1950 giacciono ancora a Firenze, nel baule che le racchiude da decenni e che per decenni ancora le celerà. Intanto la società cambia, cambiano gli individui e i gusti; si susseguono gli eventi storici e i passaggi generazionali. Muoiono nel silenzio i protagonisti di queste vicende.

Eppure oggi, da qualche parte nel mondo, per quanto possa sembrare incredibile sono ancora molti gli anziani che ricordano il singolare "caso Toselli". Tante persone rammentano l’insolita storia del musicista prodigio che brillò con lo splendore e la brevità di una cometa tra le più fugaci. Nei primi anni del Novecento una unione sentimentale considerata irregolare stroncò la carriera artistica ad un pianista soprannominato da tutti "il Paderewsky d’Italia". Nella sfavillante luce di tanti salotti altolocati — con un sottofondo musicale costituito proprio da queste 20 romanze — la scalata al successo di un geniale ragazzo fu fatalmente frenata da un incontro con una nobildonna d’eccezione: Luisa d’Asburgo Lorena. Un’anima libera, estrosa, parente di Sissi e discendente di una delle più illustri casate europee. La 37enne principessa, allora in fuga dal legittimo marito (il futuro re di Sassonia), si infiammò di passione per il 24enne musicista italiano. Sei figli lei, una carriera di pianista ed una madre iper-protettiva lui. Convolarono a giuste (civili) nozze nel 1907, in una Londra non immemore del puritanesimo vittoriano. E ovunque furono chiacchiere e maldicenze. E ovunque furono incomprensioni e allontanamenti. Le recensioni dei giornalisti, così favorevoli al pianismo di Toselli, così attente alle sue composizioni, da quel fatidico 1907 cominciarono a incentrarsi in modo insinuante sul suo privato. E sarà il trionfo del pettegolezzo, della cronaca mondana, della curiosità morbosa. In altre parole: la rovina artistica del giovane, rapida ed inesorabile. L’entusiasmo suscitato dai suoi brani cederà il posto, negli articoli, alle descrizioni dei cappellini della moglie. La narrazione altisonante delle sue interpretazioni verrà sostituita, sui giornali, dagli specials sui pizzi e sulle trine di Luisa. Il pubblico non accorrerà più per ascoltare il "musicista Toselli" ma per vedere il "secondo marito di Luisa d’Asburgo Lorena", la bizzarra principessa fuggita dalla Sassonia. Una faccenda penosa nonché, addirittura, spesso patetica. Qualche impresario senza scrupoli scritturerà Toselli solo al patto di far sedere anche la moglie in platea. Bene in vista, nelle prime file. Così, tanto per riempire il teatro col sapore dello scandalo. E per fare soldi, molti soldi.

Dove era finito il fanciullo prodigio che percorreva l’America, trionfante, con il mitico pianoforte Knabe costruito appositamente per lui? Dove era finito il compositore-ragazzino che, tra incenso e petali di rosa, era ricevuto alla Capponcina dai numi "folli" Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, vestiti da Maestro e Madonna? Dirà Toselli nelle sue memorie: "Dal giorno in cui sposai Luisa di Sassonia conobbi una celebrità della quale non m’ero fatta prima alcuna idea. Non si trattava più del compositore o del concertista: io divenni una specie di fenomeno da baraccone. Si voleva esibire il marito di una Arciduchessa d’Austria che fu la moglie di un Principe Reale (ed oggi Re). Non ero più un musicista: ero una bestia rara".

La carriera pianistica fu dunque ben presto abbandonata, proprio nel periodo del suo massimo splendore. Come se non bastasse: incomprensioni matrimoniali, debiti, e 32 cambi di case in 5 anni di unione finirono col rendere impossibile l’ulteriore prosieguo della coppia. A poco valse l’indubbio amore dei coniugi per il proprio figlio Carlo Emanuele Filiberto, detto Bubi. Nel 1912 il matrimonio tra il borghese Toselli e la blasonata Luisa finì una volta per sempre. Il tribunale di Firenze sancì il risolutivo divorzio. E che dire intanto delle romanze composte col passato giovanile slancio, romanze testimoni in ugual modo di passioni e amarezze?

L’Enrico Toselli di quegli anni ben poco se ne curò. Chiamato severamente in causa da quella stessa società dei salotti che un tempo lo aveva eletto suo paladino, il giovane attribuì in un memoriale, a Luisa d’Asburgo Lorena, la propria rovina morale ed artistica.

Fu questa una indubbia quanto amara verità o una scusa dorata con se stesso, forse per celare una certa incostanza non diversa da quella della consorte? Imputare ad un matrimonio il crollo di una fulgida carriera poté allora dirsi incontrovertibile realtà? Nessuno, ai tempi nostri — anno 2003 — potrà mai accertarlo. I protagonisti di questi fatti sono scomparsi, scomparsa l’eco degli ultimi clamori.

Ed è l’alba del Terzo Millennio. Cento anni sono passati. Su tutto restano le romanze, quelle sofferte o appassionate, quelle complesse o ingenue, ultime ceneri di un fuoco ormai spento. Sovra ogni ipotesi rimangono dunque le musiche, quelle allegre o inguaribilmente malinconiche, quelle belle o teneramente banali, estreme testimoni di vite da romanzo. Una tarda unione di Toselli con Pia Santarini vedova Pancerasi, ispirerà in extremis al musicista altri pochi brani. (In questo CD sono anch’essi presenti). Che dire, al riguardo, dell’intimo ed "impressionista" Impressioni d’autunno? Come non ammirare il mondo fluttuante e interiore di Una barca vuota? Sprazzi finali di una personalità sensibile e introversa, geniale e limitata al tempo stesso.

L’ascoltatore che bramasse ricercare il Toselli "compositore-fanciullo", dovrebbe invece soffermarsi su L’enfant o sulla stessa Serenata: melodie semplici, immediate, intrise di verginità compositiva. È così per il liederistico e pascoliano Dormi Bimbo, è così per il breve ma sentito Spera!

Per quanto riguarda poi la Serenata, unico brano di Toselli noto al mondo, ogni postilla è superflua. Cavallo di battaglia di Gigli e di Caruso, trascritta per ogni strumento musicale (fino alla versione rock o jodler!), stampata perfino in lingua coreana, viene qui riproposta nella modalità "riformata" voluta da Toselli stesso.

Ci sia dato dispensare un ultimo consiglio per i cultori della lirica: l’ascolto de Il canto del dolore e de L’istante benedetto sia, due arie tratte dall’opera toselliana La principessa bizzarra (1913). Sono curiosità che vengono qui proposte — come le altre — in anteprima assoluta.

Tra l’altro, il presente CD, interpretato da due stars della lirica e dallo scopritore del fondo Toselli, costituisce oggi l’unica incisione "integrale" della Belle Epoque del compositore.

È un grato viaggio musicale, un viaggio nella società borghese avviata tragicamente verso il dramma di due guerre mondiali. Una panoramica liberty su mondi salottieri e lontanissimi. Mondi fatti di melodie fascinose, liquido assenzio e fiori di carta.

Leonardo Previero